Afrofemminismo: una introduzione

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I libri che sto leggendo adesso

L’Afrofemminismo è un movimento rimasto invisibilizzato dal movimento femminista classico dominante, sia per le sue origini culturali che per l’epoca storica che per la trasmissione culturale che entrambi i movimenti hanno vissuto, molto polarizzata e centrata sul femminismo bianco.

Tutti conoscono Simone de Beauvoir,

nessuno conosce Sojourner Truth

Mi definisco femminista senza paura, perché chi si sente spaventato o offeso deve solo farsi una cultura per capire che non ho nessun problema con gli uomini, anzi…ma ultimamente ritengo fondamentale formarmi sul femminismo nero o afrofemminismo perché mette in luce tutte le problematiche non solo delle donne in quanto tali (è quindi più inclusivo del femminismo mainstream) ma anche delle donne diversamente bianche, che fanno parte delle minoranze là dove vivono.

Il femminismo tradizionale, e non per colpa sua, non ha potuto o voluto essere la voce anche delle discriminazioni delle donne nere per esempio, sia perché la battaglia campale era già di per sé difficile per le donne bianche per rivendicare i propri diritti in quanto donne, per farsi carico pure dei diritti delle donne nere in quanto donne e pure nere, sia perché le donne bianche soffrivano anche loro di quel razzismo per cui le donne nere, pur essendo donne, non erano considerate ancora degne di essere considerate persone. Visti i tempi che correvano, non ne faccio una colpa.

Eppure la bibliografia del femminismo nero ci riporta tra le prime autrici o pioniere Sojourner Truth, schiava afroamericana cui testo Non sono forse una donna?, risale al 1852 e ripreso posteriorimente da bell hooks nel 1981 come una dei testi principali del femminismo nero.

I due movimenti necessariamente partono da due posizioni totalmente distanti, anche per questo il Femminismo moderno non ha saputo identificare tra i suoi pilastri le rivendicazioni delle donne nere: se il femminismo bianco infatti nacque da una frase di Simone de Beauvoir Non si nasce donna. Si arriva ad esserlo,  ossia rivendicare se stesse rispetto all’uomol’afrofemminismo invece nasce da una negazione, da una esclusione  da una questione sull’esistenza della vita stessa: Non sono forse una donna?  mette in questione la categoria esistenziale di essere una non-donna, una non-persona.

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La mia bibliografia su carta è esclusivamente in castellano, sia perché vivo qua da dieci anni e qua mi sto formando, sia perché anche on line trovo pochissimi testi in italiano, cioè poco più che blog indipendenti,  Angela Davis come referente e poco più.  Qua in Spagna la bibliografia è veramente estesa, pagine facebook e pagine web ricche di spunti e con migliaia di followers, associazioni culturali e libri libri e libri.

 

Solo negli anni 80,  i primi testi di afrofemminismo cominciano a vedere la luce. Come potete immaginare è stato per decenni un movimento invisibilizzato, c’erano sempre altre cose più importanti di cui parlare nel femminismo moderno che dei diritti delle donne nere e delle minoranze.

Il femminismo nero infatti è stato il primo a introdurre il concetto de intersezionalità, cioè legando tra loro diversi assi culturali che vanno dal genere, alla classe sociale, alla etnia…e che invece sia inefficace una teoria che si basa solo in uno di questi assi.

Considero comunque un atto fondamentale che siano le stesse donne nere a portare avanti le proprie battaglie, senza bisogno di avere nessuna portavoce nel femminismo egemonico. Anche perché quando succedeva, il femminismo bianco tendeva ad assumere posizioni troppo paternalistiche nei confronti del movimento afro che ha generato non pochi equivoci nel momento di scrivere dei testi inclusivi. Il punto di vista occidentale e di troppi anni di colonialismo infatti, ha portato le donne bianche a credere di sapere meglio di quelle nere le cose di cui avevano bisogno, oltre a avere una visione monolitica di tutte le altre donne non bianche, come donne ignoranti, povere, sottomesse, legate alle tradizioni e alla famiglia.

Avere tra i nostri riferimenti culturali solo femministe bianche quindi si rivela come una barriera per raggiungere la nostra propria liberazione.

 

 

 

 

 

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