6 cose che adoro (e mi mancano) dell’Italia

Vivere all’estero mi ha reso ancora più patriottica.

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A volte ci sarebbe da piangere, altre da buttare il passaporto nel fuoco, ma in fondo sono proprio contenta di essere italiana. Avessi potuto scegliere un utero dove installarmi, l’avrei comunque scelto italiano.

So che non posso dire lo stesso per molti expat, ognuno vive l’espatrio come crede, siccome il mio non è stato una ribellione, ma semplicemente un Erasmus molto allargato, talmente allargato che non sono più tornata, ma non ero stufa dell’Italia.

Quindi ovviamente ho nostalgia, più di quanta ne manifesti apertamente.

Quando scoprono che sono italiana mi fanno mille complimenti sulla nostra cultura: Roma, Napoli, la Sicilia. E’ vero, solo quando sei lontana apprezzi tutte queste meraviglie e credo che riuscirò a vederle quando da pensionata mi imbarcherò su qualche crociera sul Mediterraneo che salpa da Barcelona.

Ancona: le stradine del centro storico, il porto e gli Archi, i monti, la vista sul mare dal campus a Monte Dago, le spiagge da Portonovo a Mezzavalle…..è la città dove ho studiato gli ultimi tre anni, non pensavo che mi sarebbe piaciuta così tanto. Di solito snobbata per Bologna o Roma,  è rimasta una città autentica, gli anconetani sono qualcosa di straordinario e la vita in generale rispetto ad altre città d’Italia dove ho vissuto, era davvero ideale.

Il Sistema scolastico e universitario: è universalmente riconosciuto che il sistema italiano è uno dei migliori del mondo. Per quanto vi lamentiate di come sia messa la scuola oggi, rimane comunque meglio della scuola spagnola sicuramente. Vi dico solo che le superiori in Spagna durano 2 anni e vogliono farti pure credere di avere una formazione decente per andare all’università. Ne riparleremo di questo, ma intanto tenetevi stretto e abbracciate il vostro dizionario di Greco se come me avete fatto il Classico. Quando davo ripetizioni di scienze a dei ragazzini, ho rimpianto la nostra Maturità. Mi piacerebbe che Marc frequentasse la scuola superiore italiana un giorno, ma è privata e a Valencia non c’è, solo a Madrid e Barcelona.

Alla fine sono in Spagna, non in Cina o in Arabia, quindi popoli fratelli, eppure non credo che possa trovare un degno sostituto all’umorismo e alle risate specie del Sud. Eh, le risate che mi sono fatta con i miei coinquilini del centro e sud Italia non sono riuscita a ripeterle da nessuna parte. Nonostante viva qua credo che non abbia ancora capito le sottigliezze della lingua parlata gesticolando, ridendo e base di battute, quindi non sono solita  capire le barzellette in spagnolo, per dire….ma mi mancano quelle risate all’italiana.

L’aperitivo! Niente, è inutile, vogliono farmi credere che delle semplici tapas possano passare come il nostro aperitivo, senza l’ambiente, senza la musica e senza gli amici. No, l’aperitivo è solo uno, ed esiste solo in Italia perché non è solo cosa mangi, ma il come, dove, quando e con chi . È un rito inimitabile. Ci stanno provando a creare la moda dell’Happy Hour ma qua non funziona.

I nostri campioni sportivi (e non parlo del calcio): dalla Cagnotto al Setterosa, quando è tempo di Olimpiadi o Mondiali di ginnastica artistica a Baku o tornei di tennis o pallavolo o basket, cerco di rimanere al passo un po’ con tutti i risultati dove gioca l’Italia, riesco a piangere anche per una medaglia di bronzo del tiro con l’arco. Mi emoziono sempre e adoro vedere i nostri atleti, specie negli sport minori, come lottano e si impegnano e giocano pulito.

 

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