Il privilegio bianco: facciamo chiarezza

Ieri si  è scatenato l’inferno per un estratto del mio post di ieri 5 cose che sono razziste e non lo sapevi.

Tutto è iniziato su questo post sulla pagina Facebook di MamAfrica perché purtroppo non ho avuto la prontezza, prima di scrivere il post qui e che fosse rimbalzato là, di definire bene cosa sia il white privilege e quindi come reazione si è caduti nel personale pensando che io consideri tutti i bianchi dei razzisti.
Mi preme quindi definire davvero cosa sia il privilegio bianco, ma ho voluto usare le parole di mio marito, perché bianco e antirazzista dal profondo, per farvi capire il senso del white privilege.
Tutto questo si immarca poi nella definizione di razzismo strutturale. È un razzismo molto diverso da quello «dichiarato» alla Salvini o Casapound. Quelli lo sappiamo che sono razzisti, ma sono estremisti, sono una minoranza e parlano tanto ma non sono il vero problema della comunità africana, afrodiscendente e minoranze in generale.
Purtroppo il vero problema è invece il razzismo strutturale, quello che vive nelle pieghe della società, di bassa intensità ma estremamente fastidioso, quello quotidiano e di cui il white privilege è la dimostrazione più visibile.

Anche mio marito e la mia migliore amica ci sono rimasti di sasso nello scoprire di godere di privilegi di essere bianchi  in modo inconsapevole, ma una volta iniziato questo processo sono i primi ad indignarsi e a voler cambiare le cose.

Sono bianco e vivo in una società bianca. Dichiararsi razzisti è un atto di coraggio o vigliaccheria perché tutti lo condanniamo. Ma non posso negare di godere dei privilegi rispetto a mia moglie, oggi.

Io ho molti privilegi per il fatto di essere bianco, sono libero di guidare una macchina potente e a nessuno verrebbe in mente di insinuare che non sia davvero mia, cosa che invece a molti neri viene contestato. Gli episodi che riporto fanno riferimento agli Stati Uniti, ma succede anche qua, anche se non se ne parla pubblicamente. L’ho visto, oramai sono un testimone quotidiano.

Se pensi che il privilegio bianco non esista…complimenti, ne stai godendo i benefici

Io posso dire di essere spagnolo e nessuno mi dirà «ma davvero? Ma non sembri spagnolo! Dimmi la verità! Ma prima invece di dove eri originario?» . Non vengo  felinamente seguito dalla guardia di sicurezza di un centro commerciale. Anche io ho dovuto fare decostruzione del mio privilegio nello stupirmi che mio suocero non fosse un povero in canna, ma uno stimato ingegnere con un intero ufficio tecnico costituito da bianchi sotto la sua responsabilità. Nell’immaginario comune i neri non ricoprono queste posizioni e attingiamo da questo immaginario in modo inconscio. E mi è successo di vivere lo stupore degli altri, quando lo noti, capisci che godiamo di questo privilegio di non stupire nessuno di avere una laurea. È normale ed è quello che ci si aspetta da noi. È mia moglie che solitamente da conferenze e corsi sul nostro lavoro eppure quando si presenta le dicono: ah, ma è Lei? Ci aspettavamo un’altra persona. Io non mi sono mai ritrovato a dover spiegare il mio come e perché. 

Ma lei sì. Deve spiegare il come e perché, troppo spesso e per troppe cose. Non è ancora vista come una persona «normalizzata» che vive esattamente come lo facciamo noi. Per me sì, per molti sì. Per te che leggi probabilmente pure. Ma non è la norma questo sentimento di eguaglianza. Non prendetela sul personale, non vi sto accusando uno a uno, ma è la società ci da un ruolo e questo è il nostro, anche se siamo antirazzisti e ci sentiamo tutti uguali. Negli Stati Uniti un ragazzino bianco può permettersi di andare in giro con un cappuccio tirato sulla testa e tornare a casa tutto intero. Non possiamo dire lo stesso per quelli neri, perché la campagna #blacklivesmatter ce lo ricorda sempre.

Adesso noi viviamo in un contesto sociale e cittadino dove tutti ci conoscono, ma appena usciamo da questa comfort zone ecco che mio malgrado mi ritrovo a godere di questo privilegio e lei rimane invisibilizzata. 

La società dove viviamo è razzista. In più la nostra coscienza è costituita da due strati, il conscio e il subconscio e quello che abbiamo notato è che quando mio marito nota il white privilege verso di lui e lo dice, l’altro casca dalle nuvole, o si offende o chiede scusa. 

Oggi come oggi continuamo ovviamente a vivere queste discriminazioni, lui adesso ci fa caso, ma è anche vero che la maggior parte delle volte siamo presi così alla sprovvista che non reagiamo. Proprio un mese e mezzo fa hanno fatto un white privilege così grande a mio marito che io per la prima volta in anni ho pianto e lui si sentiva talmente male per non aver reagito subito, che è stato davvero male per me. Eravamo assolutamente increduli eppure…. la tipa in questione non se n’è accorta.

Il privilegio bianco in sintesi consiste nella possibilità di evitare sfide e situazioni spiacevoli, per il semplice fatto di essere voiLo so, so che è brutto parlare di  noi e voi, ma sono obbligata a usarlo per una questione di costruzione sociale. Sono quindi categorie sociologiche, non sono io che scrivo e voi che leggete in senso stretto. Eh, per favore….. non cascate di nuovo nella confusione.

Inoltre, fatemelo dire: in Spagna, UK, Francia, Stati Uniti…il white privilege è un tema politico molto sentito e la letteratura in questo senso è altamente sviluppata. Ci sono libri e libri, fanno conferenze, è un tema reale quindi nessuno reagisce come hanno reagito i lettori sul post di Mama Africa di ieri. Sarà perché il passato coloniale qua è davvero sentito, ma si estende anche ad altri Paesi. 

Infine: non serve farmi la lista di tutti gli altri tipi di razzismo: sì, esistono molti tipi di discriminazioni (il classismo tra ricchi e poveri, l’omofobia tra etero e LGBTIQ, il maschilismo tra uomini e donne e mille altri) ma io sto parlando di white privilege. Parlare degli altri non toglie importanza a questo, diluendo la problematica in una nube di altri problemi altrettanto importanti. Non serve a niente dire «e vabbe ci sono anche altri tipi di razzismi….». 

E come si toglie uno di dosso il white privilege? Innanzitutto riconoscendolo apertamente e poi contestandolo. Stare attento, riflessi pronti e risposta sulla punta della lingua. Dobbiamo essere alleati nella lotta al razzismo e il primo passo è riconoscere che questa barriera esiste e dobbiamo tirarla giù insieme, ogni giorno.

Le parole sono importanti. Se rimarrà anche una sola persona a negare il privilegio bianco, vorrà dire che non siamo ancora tutti uguali. 

4 commenti

  1. Questi concetti contano per società come Stati Uniti, Canada e Australia … l’Europa no, perché gli Europei sono semplicemente bianchi da sempre, come dire che i senegalesi sono neri, è una cosa ovvia.

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    • Dopo quello che è successo a Macerata lo pensi ancora? Gli Europei non sono bianchi da sempre, perché da sempre esistono neri Europei. I primi dal 1400. In USA i primi bianchi infatti arrivano con le colonizzazioni, l’america è sempre stata Indiana, poi è stata colonizzata. Ma tu ti basi su una storia scritta dai bianchi, non vedendo che prima di Crstoforo Colombo e Amerigo Vespucci, in America c’era gente, era abitata e non da bianchi, ma dalle popolazioni locali annientate. Non era un territorio vuoto senza anima viva.

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