Autointervista! Essere misti oggi.

Ho deciso di approfittare di questo formato per riunire tante domande, e nemmeno tutte, che mi hanno fatto in tanti anni e poter sfatare miti, raccontare curiosità dell’essere mista e anche rispondere alla domanda del perché di questo blog, un po’ personale e un po’ manifesto antirazzista.

Cominciamo!

Sei nata a Milano e cresciuta in Emilia, ma tuo padre (che è lui il nero africano) quanto ti ha trasmesso dell’Africa? 

Tutto tranne la lingua, purtroppo. In Costa d’Avorio si parla francese, a parte poi qualche decina di dialetti, ma ai tempi (e figurati che adesso succede il contrario) nelle scuole si suggeriva di non far confondere il bambino e di parlare solo in italiano. Negli anni 80, io ho cominciato le elementari nel 1987, non so quanti bimbi con un genitore straniero avessero mai visto, ma la pedagogia quella era. Quindi non ho mai ingranato con il francese, lo parlicchio per questioni di sopravvivenza e per i viaggi in Costa d’Avorio o parlare al telefono con la nonna.  Per il resto, dalla musica, al cibo, anche se era anche difficile persino a Milano, trovare ingredienti, non c’era internet…insomma…stiamo parlando di quasi 40 anni fa! I bimbi misti di oggi sono molto più fortunati.

Come si sono conosciuti i tuoi genitori?

A una festa! Mia mamma ha avuto la colpa di scarrozzare le sue sorelle più piccole in giro per Milano alla festa dove c’era mio padre, che studiava al Politecnico di Milano, ingegneria.

biracial family

 

Perché ci tieni comunque a definirti africana?

Perché lo sono. Non è che mi debba vergognare di essere italiana. Ma  sono anche africana. Sono comunque italiana di cittadinanza, di origine e per cultura dominante. Anche se la gente questo non lo nota. Se è per questo non sono nemmeno brasiliana, né cubana, né dominicana.

Sul termine Afroitaliano poi c’è una diatriba per vedere a chi attribuirlo. Oggi come oggi noi mixed siamo la minoranza della minoranza, questo vuol dire che oggi afroitaliano è chi pur essendo nato in Italia, ha entrambi i genitori stranieri, africani in questo contesto. Non si pensa che invece, come mio figlio che è italo-spagnolo, una persona afroitaliana abbia un genitore italiano e l’altro di qualche Paese africano, per esempio nella fattispecie io sono italoivoriana. È che siamo pochissimi ancora oggi i mixed tra Italia e un qualsiasi Paese Africano.

A me a dire il vero non importa più di tanto privatizzare il termine, chiunque lo può usare se ha uno o due genitori di origine africana. L’importante è non scordarsi di noi. Siccome qua in Spagna il termine creava conflitti tra chi era più afrospagnolo (o meglio hispanoafricano) si è passati a usare Afrodiscendente perché ingloba un po’ tutti.

Per questo il blog: noi sanguemisto non abbiamo spazi, o ci dobbiamo sommare al movimento afroitaliano mainstream per combattere il razzismo, il che va anche bene ed è necessario, io lo faccio da sempre. Mi piacerebbe però anche collegare le diverse esperienze dei mixed, perché i nostri riferimenti culturali sono totalmente nuovi, cioè li stiamo creando noi. Qua in Spagna una presentatrice della tv spagnola, Lucía Mbomio, è mixed e ha appena pubblicato un libro, Las que se atrevieron . La differenza tra lei e noi però sta che suo padre è della Guinea Ecuatorial che era colonia spagnola, per cui è spagnola da parte di entrambi i genitori. Anche per cultura lei riconosce che suo padre era spagnolo, la colonia infatti fu liberata nel 1968 dopo circa 200 anni al servizio della corona spagnola e chiunque vivesse là era come se stesse vivendo a Valladolid. Eppure il colore della pelle era comunque uno scandalo. Il libro comunque è interessante perché anche Lucía è giovane, ha esattamente un anno più di me e nota la mancanza di riferimenti culturali, per cui o ci associamo alla parte bianca o a quella nera, in che è insufficente e anche ingiusto. Oggi ci sono già tanti bimbi mixed quindi i riferimenti culturali saranno il frutto delle nostre esperienze.

Vivi il razzismo? Lo senti?

Purtroppo sí. Vengo associata al collettivo afro da sempre e come loro quindi ho dovuto difendermi da tutte le possibili forme di razzismo. Credo che solo due volte in vita mia mi abbiano detto: “non sei abbastanza nera per essere africana, quindi uno dei tuoi genitori è bianco”. E chi me lo ha detto? Un dominicano, che ha l’occhio più allenato per capire le sfumature.

E in questi anni è cambiato qualcosa?

In peggio….con la que está cayendo….con quello che sta succedendo, mi stupisce perché invece di andare avanti, si va indietro. Mi dispiace molto per quello che succede in Italia. In Spagna esiste il razzismo, proprio a causa del colonialismo, esiste quel senso di superiorità per cui  se essere neri e spagnoli è normale, essere bianchi è comunque meglio che essere neri.

Un episodio divertente?

Sempre nelle osservazioni curiose che mi fanno, vivo in Spagna, parlo con mio figlio in italiano e mi hanno chiesto perché gli parlo in italiano se sono brasiliana. Davanti alla mia amica brasiliana, però di origine italiana, con un cognome italianissimo, però la brasiliana appunto era lei.

Una meno?
Mi avevano invitato a una tavola rotonda sul razzismo. È già qualcosa perché di solito i neri non vengono invitati come oratori. La mia massima delusione è che ero stata invitata da persone con una certa sensibilità -almeno credevo- a parlare della mia esperienza come straniera ma soprattutto, testuali parole, a parlare del Brasile. Siccome oramai ho i riflessi pronti, ho detto che avrei parlato volentieri della mia esperienza come cittadina russa. Alché la consigliera mi ha risposto: Ma non sei russa. Ed io: perché, mi hai forse chiesto di dove sono?

La cosa che più mi dà fastidio dopo la domanda: di dove sei?  è proprio la non-domanda e dare per scontato che sia di qualsiasi posto del mondo, tranne che europeo. Poi ho anche un marcatissimo accento italiano.

Come hai visto la relazione dei tuoi genitori? Ci sono stati scontri culturali forti?

Ne hanno dovute superare tante, ma tante tante a quei tempi. Io i ricordi li ho abbastanza confusi, sí che ricordo episodi di razzismo veramente potenti. Con i miei nonni bene, mia nonna appena conosciuto mio padre gli ha detto “Tu sei un figlio di Dio, quindi noi ti vogliamo bene“. Da quel giorno mio padre ha sempre chiamato mia nonna materna maman

Mio padre a dire il vero è molto europeizzato. Arrivato in Francia che era poco più di un bambino per studiare in collegi cattolici, poi in Italia, prima a Perugia e poi al Politecnico di Milano. Ha sempre avuto la sua cricca di amici ivoriani (alcuni a loro volta si sono sposati con delle ragazze italiane), ma ha staccato presto dalla famiglia in Africa. Si è concentrato su quella che aveva qua. Dicono che gli Africani mandino soldi, facciano chiamate fiume…mio padre non lo ha mai fatto e siamo stati giù solo 3 volte in 40 anni. Quindi scontri culturali no. Non so se abbia aiutato che mio padre venisse da famiglia cattolica, tanto la non credente era mia madre! Quindi lo scontro culturale non è molto diverso da quello che ho io con mio marito spagnolo, su quanta pasta mangiamo e di qualità (mica quella che vendono al discount, non riesco a mangiarla) o perché voglio un pesto di marca o mi ostino a parlare italiano o andare in Italia senza sentirmi dire che “sono troppi soldi”. Con Ryanair poi….

 

 

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