Razzismo al contrario: miti e leggende

Eh bé, almeno una volta al giorno i miei occhi sono costretti a leggere questo meraviglioso concetto del razzismo al contrario: un concetto mitologico, duro a morire e basato sul niente.

Questi menti eccellenti dimostrano così, non solo di non conoscere cosa sia il razzismo, ma addirittura me le ritrovo in ambienti che dovrebbero essere antirazzisti.

Io rimango veramente affascinata dai ragionamenti che fanno, convinti di avere ragione.

Quindi vamos allá

Per spiegare cosa sia il razzismo al contrario, prima di tutto dobbiamo pure dire cosa sia il razzismo, sembra assurdo ma evidentemente siamo ancora a questo livello.

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[Razzismo] non riguarda tanto il tuo aspetto, ma sul  significato che le persone danno alla tua apparenza.

L’equivoco nasce pensando che il razzismo si esprima, per esempio, attraverso la violenza fisica, verbale, un atto di discriminazione palese e basta. BASTA?

Ed è su questo equivoco quindi che ci vengono a dire che siamo esagerati, in fondo mica siamo stati picchiati, insultati e che sarà mai una battuta e perché non ci facciamo una risata. Ah. Ah.

Quindi niente white privilege, niente razzismo strutturale, ma facciamo riferimento solo a quello più visibile, quello che qualunque persona con un po’ di intelligenza condanna e da cui si dissocia.

Troppo facile.

Questo equivoco quindi porta a vedere qualsiasi atteggiamento dove un bianco subisca una violenza verbale, fisica o un atto di “discriminazione”  da parte di una persona nera come razzismo al contrario.

Farò un solo esempio, diciamo l’esempio principe perché viene ciclicamente proposto più e più volte, ma se ne avete altri, li smonteremo insieme, anche se questa spiegazione vale a dire il vero, un po’ per tutti.

Mi ha detto “biancx di m****

MI dispiace che ti sia sentito/ a offeso/a nella tua dignità, hai perfettamente ragione, hai incrociato un disgraziato. Ma quello che ti ha detto non è una manifestazione di razzismo al contrario, che simula la grande offesa, questa sí razzista di Ne**x di m*****

Vero che solo leggendola anche censurata un brivido vi scorre lungo la schiena?

E vi spiego anche perché: Biancx di m****  non fa rieccheggiare nella mente un passato sporcato da 500 anni di colonialismo sanguinolento e un presente intriso di razzismo strutturale.  Non c’è questo dolore nel passato di un bianco. E nel presente ancora meno, chi soffre oggi per essere ben visto e accettato dalla società? Nessuno.

Ne**x di m**** sí. Sí che ha questa connotazione di superiorità, della posizione dell’oppressore che il popolo bianco è stato durante secoli sul popolo africano e di altre minoranze. Sí, questo è razzismo perché la memoria che abbiamo scritta quasi nei geni emerge in tutto il suo dolore.  Ci pensi per ore perché ferisce, apre una ferita chiusa che sì esiste e l’oppressore lo sa. Per questo vi vengono i brividi a leggere la parola anche se censurata, perché siete consapevoli del carico da novanta che ha.

Per questo, un insulto pesante, ovviamente condannabile non si può comunque definire razzismo al contrario.

Non può proprio esistere il razzismo verso i bianchi, perché i bianchi non sono mai stati storicamente oppressi da nessuno. Ogni esempio che potrebbe venirvi in mente (e sí, ce ne sono tanti) non cambierà mai le posizioni dell’oppressore e dell’oppresso, che tali sono e tali rimarranno se non ci diamo una svegliata.

Andiamo a vedere.

Questi ruoli di potere nel razzismo sono state disegnati qualcosa come 525 anni fa. Da allora anche se le manifestazioni del razzismo hanno cambiato forme e dimensioni, queste posizioni non sono ancora cambiate.

L’oppressore, l’uomo bianco, tutt’ora ricopre questa posizione. Ed esserne consapevoli è un grande atto di coraggio per smascherare e combattere una delle peggiori conseguenze di questa posizione, quella del privilegio bianco. Uno dei cardini principali dell’antirazzismo è la consapevolezza della comunità bianca di avere questo privilegio e volerselo togliere di dosso.

L’oppresso è quindi tutto il resto: la comunità nera, ma anche tante altre minoranze.

Prima di poter anche solo immaginare di vivere una situazione di razzismo al contrario, bisogna tener chiaro che bisogna eliminare lo svantaggio e giocare almeno per un po’ ad armi pari. Ma se non siamo ancora arrivati a giocare ad armi pari, come si può immaginare che possiamo avere qualche vantaggio culturale, storico ed esistenziale?

Facciamo un esempio semplice, prendiamo il calcio.

Se la partita inizia già con uno svantaggio di 0-10 a favore della squadra bianca, la squadra nera prima di poter immaginare di poter superare l’avversario deve prima  cercare di ridurre la differenza dei gol e arrivare al pareggio. In più deve giocare su due fronti: andare in attacco ma anche difendere la porta, altrimenti questo stacco di 10 punti non si ridurrà mai. Immaginate al 90esimo di minuto, anche se ipotizzassimo che la squadra nera stia recuperando e si ritrovi “solo” a 5 gol dal pareggio, la squadra bianca ha ancora un netto vantaggio, al pari di energia consumata. E la partita finisce, l’arbitro manda tutti negli spogliatoi.

Quindi un solo commento nella vita di un bianco da parte di un nero che fa riferimento in modo negativo alla pelle, non potrà mai e poi mai essere messo alla pari con un passato degli antenati dove qualche parola sulla pelle non era niente in confronto a quello che ti sarebbe potuto succedere facendo arrabbiare il tuo padrone e un presente, parlo del 21 secolo dove stiamo, (mi rinfacciano spesso che non esistendo più la schiavitù allora fattela una risata)  dove essere bianchi è un vantaggio su tutti i fronti.

Non è umiliante allo stesso modo perché il primo insulto è totalmente svuotato dal razzismo, white privilege e razzismo strutturale che avvolge la condizione di essere nero ancora oggi.

È come aver segnato un gol e cambiare il risultato da 0-10 a 1-10.

Vi pare quindi un confronto decente?  Vi pare che abbiano la stessa portata i due insulti?

È estremamente importante questo schema perché è pur  vero che i neri possano discriminare i bianchi, in occasioni e momenti molto concreti,ma i bianchi tendono a rigirare la frittata troppo velocemente ridefinendo la discriminazione e pregiudizio come razzismo. La grande differenza è che innanzitutto i neri hanno molte meno possibilità di discriminare un bianco e i neri non hanno un sistema istituzionalizzato per discriminare nessuno (leggi: razzismo strutturale)

È chiaro quindi che il razzismo al contrario non esiste né può esistere e la cosa migliore a dire il vero è che non possa esistere mai. Né il razzismo né il suo contrario.

Per rifletterci su vi lascio una infografica sul  razzismo  istituzionale tra un uomo nero e uno bianco negli Stati Uniti.

Il giorno che vedremo la stessa uguaglianza, spero di non dover mai ritrovarmi poi a dover scrivere del razzismo contro i bianchi. Dovrebbero passare altri 500 anni prima di poter scrivere qualcosa del genere, speriamo che l’intelligenza umana si fermi all’uguaglianza, che sarebbe già qualcosa.

 

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6 commenti

  1. Credo che bisogna fare un po’ di chiarezza. Spesso quando si parla di razzismo ognuno ha la propria idea di cosa sia e non si fa chiarezza quasi mai all’inizio per cercare di comprendere le posizioni degli altri. Secondo l’articolo, razzismo=pregiudizio+potere. Quindi razzismo=razzismo istituzionalizzato. Se vista da questa prospettiva allora soltanto i gruppi privilegiati di una società possono essere razzisti verso gli altri che sono stati storicamente oppressi.
    Se invece guardiamo al razzismo come ad un “Prejudice, discrimination, or antagonism directed against someone of a different race based on the belief that one’s own race is superior” allora chiunque può essere razzista, anche i neri. E bisognerebbe distinguere razzismo da razzismo istituzionalizzato.
    Nessuno può negare la storia della schiavitù in America, ma bisogna sempre capire a quali contesti ci riferiamo. In base alla tua concezione di razzismo allora ogni persona nera che offende e denigra continuamente i bianchi non può macchiarsi di quell’orribile accusa che è “sei razzista!”, vedi per esempio delle presentazioni che facevano in scuole americane con titoli orribili quali “white people are crazy”, “white people are a plague to the planet” “white people are dangerous: the horror story”; immagina se sostituissimo white con black, la gente darebbe del razzista, giustamente, al bianco, ma non a chi scrive queste cose pubblicamente. Con questa retorica si arriva a vedere scene patetiche come chi si sente in colpa di essere bianco, il white guilt. Questo è il culmine. La storia non va rinnegata, ma arrivare a cambiare completamente il concetto di razzismo per scusare i propri sentimenti d’odio verso i bianchi è poco giusto. Ti faccio un altro esempio, Yusra Khogali, che è la co-fondatrice di BLM Toronto ha scritto su twitter “Plz Allah give me strength to not cuss/kill these men and white folks out here today. Plz Plz Plz.” e su facebook queso: http://tu9srvbirvvtmtgky25ld3muy2fub2uuy29t.g00.torontosun.com/g00/2_d3d3LnRvcm9udG9zdW4uY29t_/TU9SRVBIRVVTMTgkaHR0cDovL2NuZXdzLmNhbm9lLmNvbS9DTkVXUy9DYW5hZGEvMjAxNy8wMi8xMS9raG9nYWxpLnBuZz9pMTBjLm1hcmsuaW1hZ2UudHlwZQ%3D%3D_$/$/$/$/$/$/$.
    Non sembrano un po’ razzistelle queste esternazioni? Ma ormai ci siamo abituati alla retorica del bianco=colpevole a priori. Io sono comunque d’accordo nell’affermare che certi stereotipi vadano disappresi, e che ognuno ha i propri preconcetti, ma alla fine è così che funzionamo quando ci approcciamo a cose che non conosciamo. La cosa che più non capisco è il fatto che ci siamo abituati a sentire continuamente che i bianchi sono malvagi, che opprimono etc etc… Ci sono razzisti di ogni colore e nazionalità, infatti se vedi uno studio che hanno fatto, i paesi con minore tolleranza razziale non erano l’america o l’europa, ma l’india, l’arabia saudita, giordania. Ti linko lo studio: https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2013/05/15/a-fascinating-map-of-the-worlds-most-and-least-racially-tolerant-countries/?utm_term=.d6626e64316c.

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    • Stavo giusto discutendo di questo con una amica.
      Possiamo prendere per buona ogni sfumatura di razzismo, quello che però è sicuro che anche se ti discriminano come bianca, nessun nero potrà mai beneficiarsi del razzismo strutturale, che è quello che ho scritto ed è il più importante.
      Immagina infatti le varie intersezioni di discriminazioni: immagina essere nera, donna e lesbica. Ti rendi conto quindi che l’unico modo per eliminare il razzismo è partire dal basso, da quel gradino sotto cui non c’è niente.

      Solo quando la donna nera lesbica e povera verrà liberata da tutte le discriminazioni che vive, potremmo dire che non abbiamo più razzismo o classismo o patriarcato e omofobia (cioè mi sto sgamando tutto il prossimo post XD)

      Fino a quel momento dobbiamo dare per buona la definizione di razzismo verso la comunità nera perché è stata la più brutale ed è quella più istituzionalizzata. In mezzo ci saranno tante sfumature ma nessuno sotto alla condizione di persona nera.
      Non si può invisibilizzare anzi, se riusciamo a liberare il collettivo afro allora pure tutti quelli che stanno su saranno salvati dal razzismo.

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