Perché quando parlo di razzismo mi “limito” a quello dei neri?

Sul post di ieri mi stanno cercando di correggere sul perché io “limiti” la visione del razzismo solo  a quella verso i neri, senza voler chiamare razzismo pure tutte le discriminazioni degli europei verso l’Europa dell’Est, verso gli orientali, verso i messicani da parte dell’America del Nord.

Devo fare riferimento a uno schema che, pur non piacendomi molto, rende il concetto chiarissimo.

Senza chiamare in causa quindi il colonialismo, non ce n’è bisogno e vi dimostrerò come il razzismo verso i neri sia estremamente inclusivo, esattamente come l’Afrofemminismo è estremamente inclusivo, del resto non solo dovremmo essere tutti femministi, ma dovremmo essere tutti afrofemministi. Quando si parla di razzismo solo verso i neri a dire il vero stiamo parlando di razzismo verso tutti. Liberando quindi il popolo nero, chiunque si trova un po’ più su verrà a sua volta liberato dalle discriminazioni razziali che vive.

Eliminare il razzismo strutturale quindi si eliminano tutti gli atti di razzismo che stanno in mezzo e non sono strutturali.

E proprio dal concetto di afrofemminismo parto, per spiegarmi perfettamente.

Se vogliamo fare una classifica delle peggiori discriminazioni che puoi vivere possiamo parlare di:

razzismo

classismo

patriarcato

LGBITQfobia

ableismo (discriminazione verso i disabili mentali o fisici)

grassofobia, la new entry delle forme di discriminazione.

 

Se cercate di immaginare qualcuno che abbia tutte queste caratteristiche, avrete un solo prototipo: essere Donna, Nera, LGBTIQ,  Povera, Grassa e Disabile. Cosí, con le maiuscole perché stiamo parlando di categorie sociologiche ma ovviamente sono anche persone reali. E sí, queste persone esistono, più di quante ne possiate immaginare, Ad ogni modo anche con 3 categorie, come Donna, Nera e LGBTIQ direi che possiamo avere chiara la situazione.

Essere donne.

Essere neri.

Essere omosessuali.

Essere grassi.

Essere poveri.

Essere disabili.

Sono tutte situazioni di svantaggio, rispetto all’ideale che adesso vedremo.

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Perché quando la Donna, Nera, LGBTIQ, Grassa, disabile  e Povera sarà liberata, tutte le categorie sopra di lei che per una questione o l’altra la discriminano saranno liberate da chi a loro volta le discrimina.

Una donna LGBTIQ nera povera può essere discriminata da una Cis  nera.

Oppure da una LGBTIQ  bianca.

Da una donna nera ma ricca.

E poi ovviamente da tutti gli uomini.

Ognuno comunque è sopra qualcuno.

La Cis nera può essere discriminata dalla LGBTIQ bianca.

La eterosessuale nera se povera può essere discriminata dalla nera ricca.

E la LGBTIQ bianca può essere discriminata insieme a tutte le altre donne, bianche e nere, Cis e LGBTIQ, come un unico collettivo di Donne, da tutti gli uomini, sia bianchi che neri, quindi dal Patriarcato.

Eppure l’Uomo Nero, Ricco, Cis che può schiacciare sotto di sé tutte le donne, bianche e nere, verrà comunque oppresso dall’Uomo Bianco Ricco LGBTIQ, ma anche viceversa. 

Insomma, l’unico che non verrà mai discriminato è l’Uomo Bianco, Cis e Ricco, bello e senza disabilità. Sotto di lui ci sono tutti gli altri che si discriminano l’uno all’altro.

Qua tra le mille sfumature, ci sono gli inglesi che discriminano gli italiani, i tedeschi che discriminano gli indiani e potremmo andare avanti all’infinito che ci sarà sempre qualcuno che discrimina qualcun altro. Chiamatelo razzismo se volete, io vi sconsiglio di farlo perché nessuna di queste discriminazioni è strutturale come quello verso il collettivo nero, le Donne,  e collettivo LGBTIQ. Solo questi collettivi vivono discriminazioni istituzionalizzate che hanno nomi ben precisi: razzismo, patriarcato e LGBTIQfobia.

Sull’Ableismo non so se è istituzionalizzato, credo di sì, e credo che ancora sia troppo invisibilizzato. Sono comunque aperta a farmi dare una lezione in merito! L’ho messo comunque perché è innegabile che esista.

 

Chiamare razzismo un po’ tutto, ci fa dimenticare che la vera lotta è più giù, molto più giù, è la nell’ultimo gradino dove sotto c’è il NIENTE.

Io non mi dimentico di tutte le altre infinite discriminazioni, solo metto l’accento su quella verso il collettivo afro perché è stata la più violenta storicamente ed estesa nel tempo. Quindi la più radicale e istituzionalizzata.

Finché ci limitaremo  a discutere delle sfumature del razzismo, ci dimenticheremo di liberare chi davvero sopporta tutto, che è la Donna Nera LGBTIQ Povera (Grassa e Disabile se volete)

Solo liberando lei infatti, anche chi è sopra ne giova.

Lottare per i ditti della Donna, Nera, LGBTIQ e Povera è lottare per i diritti di tutti.

Quando non si vedranno più le differenze tra i due estremi, che sono la Donna Nera LGBTIQ Povera e l’Uomo Ricco Bianco Cis tutto quello che c’è in mezzo automaticamente sparisce.

Come fa a discriminare quindi un inglese all’italiano e lo statunitense al messicano, se già riconosce come sua UGUALE la Donna, Nera, LGBTIQ, Povera (o disabile o grassa)?

Voglio esagerare e dire pure che il giorno in cui saranno considerati come uguali, la Povertà, che è l’unico sistema dei tanti elencati creato dall’Uomo con il capitalismo, sarà sparita. Le altre categorie no, rimarrebbero come altre caratteristiche proprie nostre senza alcun valore negativo, mentre la Povertà e la Disuguaglianza sí  che possono essere eliminate.

Se quindi siamo già al livello di considerare una Donna Nera Lesbica uguale all’Uomo bianco Cis, come è possibile che rimangano tutte le sfumature di razzismo intermedie che nemmeno sono strutturali?

Quando si parla di razzismo quindi, devo necessariamente parlare del gradino più basso perché ingloba, quindi non esclude, tutto quello che è situato sopra.

Finora non avevo ancora esplorato qua i dettagli dell’afrofemminismo, a parte una piccola introduzione, che è l’unico femminismo intesezionale e inclusivo perché oltre a rivendicare le lotte del femminismo modernista, la lotta delle Donne, rivendica pure le lotte delle Donne nere, perché donne e pure nere. Quindi è più ampio il suo margine di lavoro, non più ridotto.

E quando si parla donne nere si parla di povertà. È infatti un femminismo intrisecamente anticapitalista.

Volevo farlo più avanti ma va bene, almeno abbiamo fatto un passo in più.

Per questo dovremmo essere tutti antirazzisti e afrofemministi.

 

 

12 commenti

  1. Ci sarebbero un sacco di spunti da cui partire con questo articolo e discutere per ore, e sarebbe bello farlo perché informarsi e studiare è sempre bello, ma dico solo una cosa.

    L’occidente, fino a prova contraria, è la parte del mondo migliore in cui vivere da tutti i punti di vista. Descrivere l’occidente come un mondo capitalista cattivo e brutto sinceramente non mi va giù, capisco che il capitalismo non è tutto rose e fiori ma è stato il sistema che ha permesso di prosperare maggiormente. Molte femministe che vedo e leggo hanno una visione marxista della società e considerano il femminismo e il socialismo/comunismo come sinonimi. Da albanese, nata da genitori albanesi che hanno vissuto la dittatura comunista di Enver Hoxha e la successiva apertura al capitalismo e alle libere elezioni, sentire queste idee mi fa arrabbiare perché chi considera il socialismo come una cosa ok forse non è informato bene. Ci insegnano a scuola che il nazismo e il fascimo sono terribili, ma non viene enfatizzata la stessa cosa col comunismo che ha fatto danni anche lui.
    E poi anche la teoria del patriarcato… ormai siamo abituate a sentire questi mantra del wage gap, del patriarcato, delle donne vittime e oppresse. Ci credevo pure io, ma leggendo mi sono resa conto della retorica usata. Ditemi se c’è una legge che va contro le donne e sarò felice di cambiare idea. La società è stata divisa per ruoli non solo per le donne ma anche per gli uomini. Se le donne hanno vissuto senza diritto di voto, senza diritto di lavorare etc, gli uomini hanno dovuto ricoprire il ruolo di “provider” per la famiglia, hanno fatto i lavori sporchi, gli uomini a parità di crimine ricevono una pena maggiore rispetto ad una donna, gli uomini vengono verbalmente e fisicamente abusati ma le femministe ancora non considerano questa cosa come oltraggiosa per la loro causa, perché l’uomo, come gli è stato insegnato, non deve colpire una donna, quindi quando la donna lo colpisce non può fare nulla perché passerebbe dalla parte del torto. Ci sono tante discriminazioni che vanno a ledere entrambi i sessi e secondo me definire tutto come patriarcato e dire che gli uomini se la passano sempre meglio è sbagliato. Entrambi i sessi hanno perso qualcosa quando si sono definiti i ruoli che essi dovevano assumere nella società e se il femminismo si occupa di equità dovrebbe occuparsi tanto degli uomini quanto delle donne perché il patriarcato in questo momento, in questa società occidentale non esiste. Così come il wage gap, ma questa è tutta un’altra storia.

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    • Infatti il femminismo serve a liberare anche l’uomo dalla sua posizione in cui si vede obbligato a dover mantenere la famiglia. Il femminismo è un movimento di liberazione per tutti. Infatti sempre più uomini si considerano femministi perché stanchi di essere dipinti come superiori. Infatti non lo sono! E sono anche loro vittime del patriarcato. È come scoprire di avere il white privilege e capire che NON ti fa bene viverlo.

      Per il resto aspetta il post di domani!

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      • Nella narrativa femminista l’uomo è sempre il privilegiato, è sempre lo stupratore, è sempre chi opprime la donna, questo secondo la teoria del patriarcato a cui nell’articolo hai confermato di aderire. Se sostieni che anche l’uomo ha i propri stereotipi contro cui bisogna combattere allora perché confermare la teoria del patriarcato che andrebbe contro questo auspicio di aiutare anche gli uomini? Perché le femministe non a vedere più donne non solo come CEO, ma anche come lavoratrici in miniera, come muratrici etc.. ovvero tutti quei lavori sporchi? Ancora, il patriarcato è una visione sbagliata secondo me da cui partire per discutere tutto.

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      • Infatti io faccio l’agricoltrice e non hai idea di quanto sia difficile per una donna affermarsi in questo tipo di lavoro. E sì, ci sono le muratrici, le meccaniche, certo che ci sono….la strada semplicemente è ancora lunga perché non siamo normalizzate. La gente diffida se una donna fa un tipico lavoro da uomo, lo vedo ogni giorno. Bisogna quindi abbattere la diffidenza per combattere il Patriarcato. Dovresti vedermi quando vado all’assemblea degli agricoltori. Le donne che lavorano la terra sono ancora il 2% della popolazione. Ci sono qua in Spagna leggi specifiche che ti impediscono poi di essere tu donna titolare delle terre. Insomma, noi ci siamo, solo che nessuno ci vede e se ci vede, diffida.

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      • Ne parlerò tranquilla….devo ancora tirare fuori i temi di essere donna nera e straniera in un mondo tipico maschile come l’agricoltura in un Paese maschilista come la Spagna…abbi fede! Devo lavorare anche! E dai sono solo due settimane che ho iniziato!

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    • In più: essere anticapitalisti non vuol dire osannare il comunismo,.anzi……piuttosto l’autogestione e anarchia che è l’autodeterminazione basata sul dialogo e cooperazione…l’ho detto che sono anarchista e ho pure un tatuaggio no?

      I regimi, qualunque siano, non sono espressione di libertà.

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      • Che tipo di anarchica sei? Perché il termine generale ha varie sfumature, domando per capire che visione hai nel dettaglio, ecco.

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      • ah, beh se ne vorrai parlare in un prossimo articolo allora aspetterò di commentare l’articolo se è per questo 😉

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      • Sì tranquilla che parlerò di tutto.Infatti noto sempre ovunque quella tendenza a non parlare di temi come questi perché chi scrive per primo/a li ignora. Esiste tuuuuutto un movimento femminista delle aree rurali ma tu lo sapevi? No perché pochissime donne rurali sono visibilizzate. Io le vedo perché lo sono. Altri movimenti sono invece assolutamente mainstream perché sono famosissimi. E triti e ritriti. Non che non siano importanti, ma c’è molto di più.
        Nessuno sa cosa sia la via campesina se non noi, che ci siamo dentro. Nessuno sa cosa sia l’afrofemminismo se non noi che ci siamo dentro. In un mondo globalizzato dove poi in generale se a nessuno importa del contadino, a chi importa della contadinA?
        Se a nessuno importa il femminismo a chi importa l’afrofemminimo? Siamo invisibilizzate addirittura dentro i nostri propri movimenti più grandi.
        Io perché mi sono decisa a scrivere, ma anche per me, senza la pretesa poi che qualcuno davvero legga e davvero capisca.

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