Femminismo bianco o il problema della invisibilità degli altri.

È già quasi un annetto che non frequento più l’assemblea femminista dove ero solita andare. Man mano che mi son letta saggi e libri sul femminismo nero, atto dovuto dopo averne letti altrettanti sul femminismo, mi sono sentita chiamata in causa su altri fronti, più affini al mio sentire, senza nulla togliere all’impegno delle compagne.

Questa scelta è anche stata dettata da un grande equivoco che riduce tutti i movimenti femministi a uno solo o detto meglio, pensare che esista un unico movimento femminista, che richiede a gran voce i diritti umani delle donne e si faccia portavoce di tutte.

Il problema è che non esiste un solo femminismo e soprattutto con Femminismo si fa riferimento erroneamente solo al femminismo bianco, occidentale e di classe media.

Siamo in Europa di che dovremmo parlare?  Direte voi.

Però come ogni movimento che si evolve e si sviluppa a partire dalle mancanze dei diritti civili delle donne e delle minoranze, il movimento si è fatto sempre più complesso e purtroppo il femminismo occidentale ha oscurato tutti gli altri. Mi è stato difficile trovare appunto gli altri femminismi e li ho scoperti un po’ per caso e un po’ per …. dubbio: dove sono le donne nere? Dove sono le parole delle donne rurali? Possibile che non legga mai niente di questi due collettivi sulle decine di pubblicazioni che sono solita leggere?

La prima cosa a smuovere le acque in questo senso, è stata la nascita negli anni 70 di un femminismo nero, che include non solo le donne nere ma in generale tutto quello che non è bianco, tutte le minoranze del mondo. Tutt’ora infatti sono due movimenti che scorrono paralleli, dove però il femminismo bianco occidentale ancora è molto più visibile. Infatti tutti pensano che sia l’unico.

Adesso che anche in Europa, ci sono donne nere e anche rurali,  la questione si sta non dico complicando, ma emergono questioni che è difficile risolvere, così, con una pacca sulla schiena.  La prima è la questione della classe, come la consapevolezza di essere una categoria privilegiata che dovrebbe essere messa in discussione e decostruita nei suoi privilegi, ma anche sulla visione occidentale del mondo, portando spesso avanti messaggi con toni paternalistici e considerando un po’ tutte le altre donne non bianche come povere, ignoranti e con bassa autostima.

Volete degli esempi? Nel mondo occidentale, le lotte  delle donne vanno dal diminuire la breccia salariale, così come rompere il tetto di cristallo, è importante la lotta delle donne per le donne immigrate in tema di protezione dei diritti nel lavoro, burocrazia per i vari permessi, per poter vivere dignamente e decentemente, tutte lotte più che lodevoli, che appoggio totalmente, ma che girano intorno a un sistema capitalista dominante. Perché qua viviamo (purtroppo).

Si parla di femminilizzare gli uomini e che si facciano carico delle cure famigliari non retribuite, cosa importante perché il femminismo è anche un movimento di liberazione per gli uomini stessi. È vero, non ci sono chissà quali leggi contro le donne, apparentemente, infatti il problema è che neppure ci sono leggi che favoriscano le donne che sono evidentemente svantaggiate e mettano gli uomini nella condizione di poter scendere dal pedistallo dove molti  fortunatamente già si sentono scomodi  (vedi permessi di paternità e pressioni etico-morali sull’uomo affinché non provi emozioni ritenute femminili e quindi deboli, divisione dei sessi per capacità fisiche ed emozionali)

Ma se spostiamo l’attenzione fuori dal mondo occidentale, che non è regolato da un sistema capitalista, ecco che i problemi delle donne sono invece avere un pezzo di terra per poter mantenere i suoi figli, sugli altipiani del Perù, della Colombia, del Nicaragua, in un Paese dove, come in moltissimi altri come la Spagna, l’accesso alla terra per le donne è difficile, subordinato troppo spesso alla figura di un padre o marito e per la violenza dell’Industria occidentale che vuole rompere gli equilibri rurali millenari. Patriarcato totale, lo mires por dónde lo mires. 

Genericamente quindi questo tipo di femminismo delle periferie del mondo, delle minoranze, degli affari extracapitalisti è conosciuto come femminismo nero o afrofemminismo.

 sí, sono proprio i miei piedi nella mia terra
 

E perché al Femminismo occidentale non visibilizza questo tema?

La risposta sta nella terra.

Infatti: in Occidente, a chi importa la terra come progetto di vita, di cui vivere degnamente e onestamente, mantenendo la famiglia e poco più, quindi senza speculazione? A nessuno.

La critica al femminismo Occidentale quindi è questa: pur avendo molta potenza, non si è fatto portavoce degli altri femminismi  vicini o lontani,  più che altro perché vedo ancora molto white privilege e poca considerazione delle zone rurali europee e periferie del mondo.

Molte femministe non sanno nemmeno che esiste un movimento femminista rurale europeo.

Chi si ricorda di Berta Cáceres? Ho avuto la fortuna di conoscere sua figlia l’anno scorso  e la storia di quella donna, che è la storia di moltissime donne Centro e Sud Americane, ci dovrebbe ricordare che non tutto gira intorno ai soldi e che si rischia la morte, per difendere la terra, soprattutto se sei donna. La storia di Berta ha fatto scalpore  in tutto il mondo (purtroppo, ma almeno se n’è parlato), ma è anche vero che ogni tre giorni viene uccisa una donna attivista femminista delle zone rurali.

 

Il mensile El Salto,un giornale indipendente che infatti parla dei Femminismi, tutti. L’articolo lo ha scritto una amica mia, Patricia

 

Invece a me, qua in Occidente, importa molto. È il mio lavoro e il mio progetto politico. Nonostante le due lauree e un Master, ho preferito la terra, per una questione politica che vi giuro, ve la spiegherò.

E non solo a me importa, ma a un intero movimento femminista rurale, gemellato con quello andino per esempio, il Fenmucarinap, e quello brasiliano, l‘MST e quello colombiano, ma  invisibilizzato dal femminismo bianco occidentale.  Questo movimento rurale, definito nell’insieme, Via Campesina è ovviamente costituito anche da uomini che hanno ben capito che per migliorare le condizioni di vita di tutti bisogna essere necessariamente femministi.

Quello valenciano, dove sto io, è un movimento rurale che è andato fino a Bruxelles (è andata una mia cara amica) a chiedere una riforma alla Politica Agraria Comunitaria che tenga in conto le necessità delle donne. Dovrebbe essere cambiata radicalmente in tutte le sue parti , infatti gli agricoltori d’Europa stanno sul piede di guerra, ma le rivendicazioni delle agricoltrici, così speciali, così poco normali nel loro essere donne agrarie, rimangono sistematicamente nell’ombra.

Le donne agricoltrici esistono, come le muratrici, idrauliche, meccaniche. Semplicemente nessuno ci visibilizza perché non occupiamo né vogliamo occupare i ruoli importanti per l’economia e il mercato finanziario normale.

Ci muoviamo in territori sociali almeno 10 volte più maschilisti di qualsiasi impresa del settore terziario possiate immaginare. Ci muoviamo in uno strato di società patriarcale all’ennesima potenza. In più le politiche femministe che vengono via via incentivate come la paternità, la quota rosa nella società bianca europea occidentale,… qua, e per qua intendo la Spagna rurale del 2017, ma anche ampie porzioni di Europa, non esistono perché una figura femminile non è nemmeno pensata in questi ambienti.

Quindi le mie rivendicazioni trovano un senso se mi avvicino al femminismo rurale SudAmericano dove la terra è davvero una questione fondamentale per la vita che qua nel Movimento Femminista occidentale. È un po’ frustrante tutto ciò, se contate che le donne rurali in Spagna siamo meno del 2% della popolazione e di questo 2%, lo 0,6% siamo giovani ragazzuole con meno di 40 anni. E siamo in tutta Europa. Eppure siamo qua in Europa, no laggiù in Patagonia. Ci vorrebbe quindi più appoggio dal femminismo nelle campagne di visibilizzazione, perché il diritto alla terra non è considerato come un diritto civile. 

Qualunque persona più o meno informata, sa quali sono le maggiori rivendicazioni della Donna Europea, etero/ LGBTIQ, lavoratrice o disoccupata, che viva in città o in un paesello.

Ora ditemi se qualcuno conosce anche solo una rivendicazione della Donna Europea Rurale.

Questa è a grandi linee la critica che si fa a partire dei Femminismi minori al Femminismo bianco occidentale.

Sarebbe molto più corretto quindi parlare di Femminismi e se state facendo riferimento ad un particolare movimento, è giusto chiamarlo con il suo nome.

Ovvio che poi tutti i diritti trasversali sono appunto, un fronte comune, come il femminicidio o le violenze sessuali, bodyshaming, fatshaming, i diritti riproduttivi come la questione LGBTIQ che nel mondo rurale anche molto più violenta che in quello urbano. Ovviamente mi indigno sempre ogni volta che leggo notizie di sentenze di giudici /politiche economiche che calpestano il femminismo o le sue lotte.

 

Ad ogni modo io quando ho finito di lavorare, mi tolgo la terra di dosso, mi metto rossetto e tacchi e sono capace di andare a ballare. Sono agricoltrice mica un essere asociale!

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...