La sindrome del salvatore dell’Africa

C’è una categoria di razzisti davvero difficile da stanare perché all’apparenza non sembrano tali. Sono i salvatori dell’Africa. Perlopiù giovani donne (ma anche uomini) che vanno in Africa a fare volontariato o vacanze “solidali” e sentono il bisogno di farsi foto con i bambini del luogo, ai quali spesso offrono merendine e caramelle credendo con questo di combattere la fame nel mondo. Si fanno le treccine, indossano vestiti “etnici” ma in realtà non sanno niente della loro storia, della situazione politica e dei bisogni reali, scambiando spesso l’Africa per una nazione omogenea e quasi ignorando che sia un continente dalle mille sfaccettature, lingue, usanze e costumi.

Un account di Instagram che descrive a perfezione questi soggetti è Barbie Savior. Qui la protagonista è una Barbie bianca, sempre sorridente, come solo le Barbie sanno essere, che ama farsi foto con i piccoli africani, indossare abiti etnici, sfoggiare treccine e finte lacrime, con il vero entusiasmo del classico salvatore. Si sente “una del luogo” perché ha imparato a grigliare le pannocchie sul fuoco, pensa di sapere tutto dell’Africa perchè ha visto “Il re leone”, insegna a scrivere agli africani anche se non è qualificata per l’insegnamento ma tanto lei è occidentale quindi ne sa sicuramente di più di loro. Le foto sono ironiche ma prendono spunto da foto di persone reali che spesso scrivono davvero queste cose e che grazie ai social sono più visibili che mai. Lo so mi direte: be’ almeno fanno qualcosa, aiutano i bambini! La verità è che non aiutano né i bambini, che non traggono vantaggio da queste apparizioni fugaci, che di fatto non cambiano nulla della loro situazione in generale, né l’Africa, di cui offrono una rappresentazione distorta, mettendo in luce solo povertà, corruzione e violenza (Però gli africani come si sa, nonostante le malattie e la malnutrizione, sorridono sempre!). Diciamo che l’Africa farebbe bene a meno di questi salvatori dell’umanità ed apprezzerebbe di gran lunga una narrazione più onesta e meno retorica, nonché progetti veramente “solidali”, che tengano conto del contesto sociale, politico ed economico e mettano la popolazione locale in grado di essere protagonista e non utente passivo degli aiuti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...