Nuovi Italiani

E così, scopro di far parte di quella categoria di Italiani che vengono definiti nuovi.

Ma come, arrivo a 35 anni con tutto il diritto di essere  vintage, quando in Italia potrebbero darmi del Lei, con quella maturità per cui ti ritrovi a dare consigli alle ventenni di oggi, ma scopro di essere nuova. 

Lo voglio prendere come un complimento, mi fa sentire giovane.

Mi dicono che dovrei onorare le mie origini. Come se poi sapessero quali siano.

Come se l’Africa fosse un unico grande Paese e che le mie origini siano solo là.

Quando, tra le cose più divertenti, si accorgono sul serio che stanno parlando con una loro connazionale di sangue, ecco che salta fuori la genealogia.

Per essere definiti italiani, non è più quindi sufficiente avere un genitore italiano, come indica poi lo Ius sanguinis e la Costituzione, no, bisogna avere avi che lo siano da generazioni, ovviamente da entrambi i lati.

Non è sufficiente quindi solo una metà.

Curioso no, detto in un Paese dove l’Unità di Italia è stata creata nel 1861, prima della quale quindi l’Italia nemmeno esisteva.

Cosa ne sanno loro quindi se sono davvero più italiani di me? Tra geni francesi, austriaci e tutti quelli passati prima di loro, proprio l’Italia non si può dire che abbia mai avuto quell’isolamento genetico e culturale abbastanza profondo da creare una vera barriera tra l’Italico e tutti gli altri.

I nuovi italiani sono semplicemente i bambini che nascono ogni giorno e che hanno una relazione con l’Italia. Sia che siano figli di italiani, di stranieri, che di coppie miste o italiani nati all’estero.  Sono processi che ogni Paese vive, ma solo l’Italia non sembra pronta a volerlo vedere.

Nuovo quindi, un termine che si ostina a voler creare quel muro che altrimenti, come in altri Paesi, non viene proprio pensato. In Francia si parla di nuovi francesi? E negli Stati Uniti?

Quante generazioni davvero devono passare prima di essere riconosciuti come italiani-e-basta?

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Con i miei genitori

Ed è curiosa anche la questione del “santifica le tue origini, ma non ti permettere di definirti italiano” come se una cosa possa escludere l’altra.

-Ti vergogni di definirti africana?
-No, ma non vedo perché dovrei dire solo africana, se sono anche italiana.

Perché qua infine succedono due cose:

la prima è collegare un fenomeno privato dell’innamoramento con un fenomeno di costume: no, non è che esiste un piano diabolico tra le coppie miste di voler creare necessariamente un ricambio genetico tra le nuove generazioni. Non è che si pianifica una lenta ed inesorabile caccia al nero e nera per arrivare oggi a dire “l’Italia sta cambiando”.

Perché queste coppie esistono da 15, 20 o quasi 40 anni e semplicemente nessuno ci ha mai fatto caso.  Non è quindi un fenomeno di costume come fosse una moda, e le coppie interazziali esistono esattamente come quelle tra italiani e francesi, tedeschi o olandesi che da decenni vivono in Italia (ah, dalla regia mi dicono che per nuovi italiani non si intendono i figli delle coppie miste europee? Interessante….)

La seconda è voler collegare al fenomeno delle coppie miste quelle dell’immigrazione clandestina. Ed è patetico. Non c’è effettivamente bisogno che arrivino migliaia di disperati per formare una coppia mista. Le vite si possono intrecciare comunque…oppure no. Basta andare in UK, o Francia e occhio, per i miei genitori non è stato nemmeno necessario uscire dalla Brianza. Certo, statisticamente aumentano i contatti, pensate però agli Stati Uniti dove comunque dopo 200 anni, le coppie miste sono ancora pochissime (e di questo mi piacerebbe parlarne) eppure la popolazione nera è quasi la metà.

L’aumento della popolazione rumena in Italia, che è la comunità straniera più grande, non ha comunque provocato un picco di famiglie miste oppure sì, ma non viene percepito come tale, non sono percepiti come nuovi italiani.

Infatti, non esiste una statistica reale sulle coppie miste, divise per regioni del mondo figurati per casi specifici con Italia +UnPaeseAfricano.

Come tale quindi bisognerebbe trattare anche i bimbi misti interrazziali.

Lasciando che siano loro a definirsi.

Come la famigerata parola mulatto è stata scelta dall’oppressore, parlare di nuovi italiani  senza averli interpellati su cosa potrebbe significare per loro, è di nuovo voler definire un collettivo senza tenere in conto i desideri e sensazioni del collettivo stesso.

A me, essere definita nuova adesso fa un po’ ridere, perché penso che abbiano davvero fatto la scoperta dell’acqua calda.

Ma voglio dare il beneficio del dubbio a questa Italia che nel 2017 scopre con 30 anni di ritardo di essere multietnica, più di quello che ha voluto riconoscere.