Cosa dirò a mio figlio tra qualche anno

Mio figlio ha solo 6 anni e solo qualche mese fa ha scoperto di avere un nonno nero.

Scoperto recentemente non perché non lo abbia mai visto prima, ma perché finalmente ha notato i caratteri che lo differenziano dagli altri tre nonni che ha.

Quando chiedevano a mio figlio come fosse il nonno italiano lui rispondeva alto, giovane e simpatico. Ma io sapevo che volevano che rispondesse anche nero e lo so perché gli mettevano in bocca quella parola che lui ancora non conosceva. Lui infatti rimaneva zitto con quell’espressione che diceva «Vabbe, se lo dici tu…..»
Io ho scoperto di essere nera quando me lo dissero e sono contenta invece che mio figlio abbia scoperto da solo la differenza tra me e suo padre, suo nonno materno e gli altri.

Per me invece è stato un trauma scoprire  la differenza tra i miei genitori e il risultato,che sono io, differenza che non avevo mai notato, perché per me erano solo mia madre e mio padre.

Io avevo 6 anni e un giorno al parco (sì, proprio da manuale) corsi da mia mamma piangendo dicendo «quel bambino mi ha detto nera» . Lo avevo vissuto proprio come una offesa perché questo era il messaggio che volevano farmi percepire, perché ora so che in sé essere nera non è né una offesa né un complimento. È essere me. Ma ai tempi ero piccola e nessuno, nemmeno in famiglia, nemmeno per farmi un complimento, mi aveva detto così direttamente questa mia caratteristica.

Fu così che i miei genitori mi spiegarono qualcosa ovvio agli occhi degli altri, ma non ai miei, mio padre è nero, mia mamma bianca. Non so se riesco a trasmettere quella che per me fu una autentica rivelazione, ero totalmente sorpresa dallo scoprire questo. Fino a quel momento infatti io pensavo di essere una bambina, ma iniziò un periodo della vita in cui scoprii che esiste sempre qualcuno che voglia farti sentire una persona nera.

Occhio, non sempre come qualcosa di negativo, ma anche il suo contrario, come qualcosa di bello e esotico, ma pur sempre differente.

Da quel momento è iniziata per me la ricerca di qualcuno simile a me e quella persona è stata unicamente mia sorella per anni, prima di conoscere altri birazziali.

Ma torniamo a mio figlio: credo che la televisione, i giochi e la presenza di bimbi senegalesi a scuola gli abbiano fatto fare un giorno  1+1 e sentirlo dire: il nonno è nero, ma tu non tanto, ma più di papà.

Ho preso la palla al balzo e gli ho fatto gli esempi del caffè diluito con il latte fino al suo grado di diluizione. È rimasto soddisfatto dalla spiegazione.

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Ma a mio figlio dovrò un giorno raccontare quello che ho vissuto io, perché ci sarà sempre qualcuno che lo vorrà mettere in discussione per le sue  origini. Ma voglio dare lui le conoscenze che io non avevo per affrontare questo mondo che cerca sempre di farti sentire a disagio, affinché non scappi piangendo come avevo fatto io.

5 commenti

  1. Credo che sia difficile da spiegare… E da capire. E mi è più facile farlo perché poco tempo fa in Canada è stato dato tantissimo risalto al post di facebook di una mamma il cui figlioletto aveva chiesto di rasarsi i capelli il primo giorno di scuola per fare uno scherzo all’ insegnante e farsi scambiare per il suo amico… Ho ripescato l’unico link che non nomina le parole ‘black’ ‘white’ e ‘race’: http://yourdailydish.com/lydia-rosebush-shaved-head/

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  2. Mi chiedo se sarà mai possibile non intaccare questo modo bambino di classificare il mondo in altri modi che non siano il colore della pelle (es. Legami di parentela: “loro sono mia madre e mio padre”, non una madre bianca e un padre nero)… Credo comunque che qualcosa si possa fare a posteriori. Da insegnante, mi era piaciuta la discussione in classe non prevista – emersa da un esercizio sugli aggettivi dopo la visione del film Quasi amici (“descrivi i due protagonisti con almeno 3 aggettivi ciascuno”)… Molti avevano descritto il ragazzo più giovane come ‘nero’, ma nessuno aveva descritto l’anziano come ‘bianco’. Quindi non solo ci insegnano a vedere colori e a usarli come primo mezzo di distinzione… Ma ne vediamo solo alcuni. C’è ancora molto, molto, lavoro da fare ma i blog come questo sono utilissimi per farlo meglio! Grazie

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    • Già in un precedente articolo “quello delle 5 cose che sono razziste e non lo sapevi” infatti dicevo come per noi si tende sempre a specificare il colore, ma per i calciatori, cantanti e attori bianchi lo fanno? No perché è normale che i bianchi siano là, dove devono stare, dove ci si aspetta che stiano, mentre per i neri suona sempre strano e infatti…..bisogna dirlo, perché appunto è qualcosa che salta all’occhio. Non si vede una persona, ma una persona nera

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      • L’ho letto… È davvero terribile… E una cosa che ho notato è che spesso è la persona stessa a mettere le mani avanti sulla sua identità perché non ha voglia di spiegare (come chiedono spiegazioni a te quando dici che sei italiana)… E anche questo non è bello, costringere una persona a specificare, o a deviare da quello che direbbe per non doverlo fare… Non è niente di molto diverso dall’analisi dell’albero genealogico che si faceva per capire chi fosse abbastanza ebreo/a da essere deportato/a

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  3. Mi hai fatto pensare tantissimo al discorso di Ifemelu, protagonista del romanzo Americanah di Chimimanda Ngozi Adiche: quando dalla Nigeria si trasferisce negli USA si rende conto per la prima volta di essere etichettata in base al colore della sua pelle, e scopre di essere nera. Ma di un nero diverso da quello dei suoi coetanei afro-americani, che in qualche modo si sentono superiori a lei.
    Sono sicura che stai dando a tuo figlio tutti gli strumenti utili per non doversi mai giustificare di quello che è, ne di dover scappare in lacrime!

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