Libri! Assata Shakur, un’autobiografia

Spoiler: ve lo potrei fare, tanto in italiano non è stata tradotta la biografia di Assata Shakur (qui la recensione della casa editrice CapitanSwing)
EDIT: in italiano esiste, su Amazon, ecco il link

Invece no, perché devo ancora finirlo di leggere anche se mi manca poco, ma intanto ve ne voglio parlare, magari lo potrete leggere in lingua originale o in spagnolo.

Io provo una certa simpatia per gli ultimi, gli emarginati, e diffido apertamente dalle dichiarazioni di entità come l’FBI, la CIA e tutto ciò che è governativo e sparato dai telegiornali e, pur non condividendo la violenza delle armi, ammiro le motivazioni di tanti giovani che la vita ha portato a reagire in qualche modo davanti ai soprusi, violenze e razzismo, anche se io sono un mix tra il pacifico Martin Luther King e la visione più radicale di Malcolm X e altre Pantere Nere.

È facile voler bene a Martin L.K. molto più difficile invece dirsi totalmente fan di Assata Shakur, attualmente la donna più cercata d’America. Sí, ancora oggi. Condannata nel 1977, evasa nel 1979, attualmente in esilio a Cuba, è la numero 3 della lista dei terroristi più cercati d’America , e a 70 anni è considerata ancora armata e pericolosa.

Ho trovato un solo articolo in italiano su di lei (datato 2014) dove spiega nei dettagli la sua vita, e di come la sua cattura sia uno dei punti focali della politica di Trump ancora oggi, ma io sto leggendo l’autobiografia e che mi sembra di leggere una vita incredibile. In spagnolo invece ci sono molti più articoli, anche recenti, ve ne passo due.

EL País, giugno 2017

BBC España, giugno 2017

 

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Anche se parla degli anni 50 e 60, quando era ancora piccola, quando esisteva l’apartheid e la schiavitù era un ricordo freschissimo, mi ci rivedo in molte pagine. La questione dei capelli, la sensazione di sentirti fuoriluogo, la vita a scuola, capisco che io avrei potuto essere esattamente lei.

Si capisce, traspira che il suo essere considerata terrorista non significa che sia una cattiva persona, anzi, se avessimo vissuto anche solo 10 minuti della vita degli afroamericani di quei tempi, oggi saremmo pure noi dei terroristi. Mi stupisce anzi, come M.L.K. possa essere stato così pacifista, di fronte allo scempio etico e morale che veniva compiuto giorno dopo giorno, anno dopo anno nei confronti degli afroamericani, giovani o adulti che fossero. Io sarei impazzita prima.

Sono anche sicura che nessuno di loro si percepiva come un pericolo reale per la popolazione, si percepisse come un terrorista perché il loro desiderio di creare una nazione africana in America appare quasi come un desiderio legittimo.

Io leggo una grandissima dignità nelle parole di Assata Shakur, che identifica il suo nome di battesimo JoAnne Chesimard come il suo nome da schiava.

Capisco perché non usa mai la maiuscula quando parla dell’ amerika, new jersey, contea di middlesex, in opposizione ad un sistema che non riconosce, una America fondata sulla schiavitù, quindi illegale per lei.

I capitoli scorrono veloci, alternando i suoi ricordi da bambina a NY alla sua vita tra carcere e processi. Unica donna mai detenuta in un carcere di massima sicurezza maschile, soffro e non so come non urlo dalla rabbia nel leggere come venisse sottoposta ad autentiche torture da parte dei suoi aguzzini in divisa.

Allucino e penso a quanti abbiano fatto una fine ben peggiore, non siano potuti sopravvivere per raccontarlo (e lei lo sa, lo dice, lo fa per loro).

I processi farsa, una litania lunga settimane messa a punto secondo la tecnica del terrorismo psicologico per cui viene annullato il processo dopo averla sottoposta a interrogatori al limite della tortura e avendo davanti giurie composte da razzisti dichiarati, poi rifatto con altri giudici che hanno già emesso la sentenza, prove manipolate o estorte o inventate. I suoi avvocati che vengono deliberatamente lasciati senza il tempo di preparare gli appelli, che si attaccano ad ogni cavillo burocratico per avere quello che poi doveva essere un processo giusto.

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Ma anche come vive le relazioni d’amore, con quella bassa autostima che i Bianchi facevano sentire ai Neri, con tutti quegli stereotipi in cui perfino Assata arriva ad immedesimarsi, pensando di essere davvero una stupida, brutta, inutile negra. Che non si merita amare né essere amata. Le sue fughe da casa appena 13enne, perché non si accontenta  di vivere nei limiti che la società le lascia, quando il suo desiderio è essere solo una donna normale.

Man mano che cresce,  vede crescere la violenza intorno a lei, si sviluppa la sua sensibilità verso la causa del Fronte di liberazione Nero, atti violenti inclusi. E dentro quella violenza, così dice l’FBI, ci finisce dentro, perché è cattiva, è violenta, ha ucciso e deve essere punita.

I ricordi lucidi, l’analisi come se poi non stesse parlando di lei, ma di un’altra persona.

La gravidanza e l’allegria di diventare madre nonostante sia in carcere.

Ci sono parole per le amiche conosciute in carcere, per la madre, la nonna.

Sappiate solo che Assata è stata processata ben 7 volte, ma condannata solo nell’ultimo caso, l’omicidio di due poliziotti. Tutti gli altri (rapine a mano armata in banca, sequestri, omicidi…) -avvenuti nei due anni precedenti- sono stati annullati o finiti in assoluzione, ma soprattutto creati fin dall’inizio ad hoc  come avviso pubblico per le Pantere Nere. Ci sono ancora oggi dubbi se sia stata o no lei a sparare e uccidere quei poliziotti.

Questo libro quindi ci accompagna all’interno del Movimento delle Pantere Nere negli anni di piombo del terrorismo afro fino alla dissoluzione del movimento.

Un regalo averne la testimonianza e avere Assata Shakur ancora viva tra noi.

 

Curiosità 1: è la zia di Tupac Shakur, il rapper ucciso nel 1996.

Curiosità 2: molti attivisti afroamericani appartenenti alle Pantere Nere e affini, hanno usato Shakur come nome di ri-battesimo, nome arabo che significa “benedetto”.

 

2 commenti

  1. Da leggere, allora!
    Questo post mi ha fatto fare dei salti mentali notevoli e mi sono ricordata di un documentario che ho visto qualche tempo fa, “13th”, cui partecipa un’altra donna legata ai Black Panther – Angela Davis.
    È un documentario veramente intenso sul tema delle incarcerazioni di massa negli USA, e di come queste si intersechino con le ingiustizie razziali. Te lo consiglio, se non lo conosci!

    Mi piace

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