La lotta impari di quando vuoi un figlio trilingüe e non ce la puoi fare

Tecnicamente ho un figlio trilingüe se non fosse per la lotta contro gli elementi che mi impedisce vederlo parlare fluidamente le tre lingue di casa.

Quando ero piccola, era assolutamente sconsigliato crescere figli biligue perché si sarebbero potuti confondere. Secondo le teorie pedagogiche dell’epoca quindi mio padre non mi ha mai parlato in francese.

Eccomi quindi 30 anni dopo rendendo giustizia ad una piccola Francesca derubata di una parte della sua identità, facendo uno sforzo enorme affinché, seguendo le nuove direttive pedagogiche secondo cui già dalla pancia bisogna formare figli bilingui, il piccolo cresca assolutamente in grado di destreggiarsi tra il catalano, spagnolo ed italiano. Fortunatamente o no, tutte lingue neolatine.

Piazza Costituente di Mirandola (Modena)

La realtà è che fino a qualche anno fa,complici le intere giornate solo io e lui, effettivamente parlava quasi solo italiano. Poi arrivarono i pomeriggi con i nonni, da solo con papà, la scuola e l’italiano è stato confinato alla lingua della buonanotte.

Sì perché grazie a Santo Amazon arrivano libri, da Pinocchio a Pippi fino a Il Pirata Pastafrolla, ma nel quotidiano il catalano e spagnolo battono l’italiano 10 a 0.

Ed è anche colpa mia ma capitemi…Quando oltre al mio ho anche altri 3 bambini a cui dire «mettete a posto i giochi» o «è pronta la merenda» cosa che generalmente bisogna ripetere a dei seienni urlanti almeno 3 volte, mi ci vedete ripeterlo 3 volte in ogni lingua? Ecco.

Complice il papà che pur capendo l’italiano non lo parla ed io che per essere sicura di farmi capire alla fine parlo spagnolo, i momenti in cui davvero parlo con mio figlio in italiano sono di nuovo quando siamo davvero da soli. O mi arrabbio. Che arrabbiarsi nella propria lingua madre da molte più soddisfazioni.

Mio figlio comunque capisce tutto quello che dico ma non lo parla perché sa che capisco qualunque lingua lui parli quindi si esprime nella lingua con la quale si sente più comodo.

Noi siamo infine una famiglia mista, sono io quella ospite in un Paese che non è il mio e già prima di avere mio figlio mi ero abituata a pensare in spagnolo e come uno spagnolo per cui io per prima mi ero disabituata a parlare italiano (e si nota ancora). Non siamo una famiglia al 100% italiana che tra le mura di casa parla la lingua nativa e questo si riflette nel nostro modo di comunicare.

Non rinuncio comunque al sogno di sentire mio figlio parlarmi con uno spiccato accento modenese, un giorno.

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