Ius soli e Ius Sanguinis: paradossi

Non credo sia necessario che dica quanto sia ovvio e importante per un Paese come l’Italia accettare lo Ius soli temperato affinché la realtà del Paese semplicemente sia riflessa nella legalità delle persone che lo abitano senza creare cittadini di serie A e B.

E per spiegarlo vi racconto il paradosso di chi per lo Ius Sanguinis, dall’altra parte del mondo, ha più diritti di uno che in Italia ci è nato e cresciuto.

Senza andare troppo lontano comunque prendiamo un bambino a caso, il mio.

L’anno scorso a quest’ora stavo facendo i documenti per sposarmi. Telefonate infinite con il consolato e in una di queste già che c’ero, chiedo come dare la cittadinanza italiana a mio figlio che scopre così di essere italiano, non formalmente ma sí, di sangue sí. Lui che pensava che fossi l’unica italiana di famiglia.

Ha accolto la gioia di avere il passaporto italiano con un italico embè, perché è la percezione che ha dell’Italia, il Paese dove vivono i nonni e la zia e da dove arriva la pasta.

Conosco inoltre qualche centinaio di argentini che hanno riscattato il passaporto del nonno paterno per -detto molto onestamente anche se non vale per tutti- venire più agilmente in Europa ed è chiaro che come italiani è immensamente più facile. Sia messo agli atti comunque che bisogna avere del fegato e molta motivazione per affrontare la burocrazia italiana e ottenerne la nazionalità, non pensate che sia una passeggiata, ma è comunque più facile per un argentino che non parla nemmeno italiano, che per un giovane italoafricano nato e cresciuto presente in Italia da almeno 17 anni.

E sì, conosco anche tre argentini che si sono fatti migliaia di kilometri per arrivare a paesini come Sirolo nelle Marche o nel Genovese per conoscere davvero la città da cui arrivavano gli avi, ma sono davvero la minoranza.

Detto questo, io sono molto a favore che venga agilizzato il processo dello Ius Soli e che invece lo Ius Sanguinis venga ridotto: penso che dalla terza generazione non ha davvero senso riscattare la nazionalità dei nonni e trisavoli o che se nazionalità deve essere, che questa sia una nazionalità onoraria perché è bella, ma che non dia più diritti di chi l’italia la vive e la costruisce ogni giorno, da anni.

Un Paese appartiene a chi lo vive ogni giorno.

Mio figlio è solo uno dei tantissimi bimbi misti nati da un genitore italiano che si è riprodotto all’estero, ma sono figli del Paese in cui sono nati.

Forse chissà andranno un giorno nel Paese di origine del genitore straniero e potrebbero fare in tempo a goderne pienamente i diritti (e doveri) che ne seguono, ma quella di regalare cittadinanze alle 3 generazioni future, non mi pare coerente se pensiamo a quanto sia difficile agli italiani in itinere ottenere quel benedetto pezzo di carta che oggi mio figlio ha e manco sa perché.

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