Cambiare nazionalità?

Sono in una fase vitale dove per radicamento familiare, lavorativo e sociale, mi viene chiesto spesso perché non opto ad avere la nazionalità spagnola.

Avere la nazionalità spagnola oggi comporta rinunciare a quella d’origine eccetto se si proviene da alcuni paesi iberoamericani (ex colonie).

Sapete che solo con la nazionalità è possibile votare per il Parlamento, mentre come semplici residenti possiamo votare solo alle Comunali del paesello, nel mio caso poi, un paesino di 6000 anime in provincia di Valencia. Sì che potrei candidarmi a sindaco di Madrid o a primo ministro, ma non potrei autovotarmi, per dire.

Con 10 anni di residenza, ma anche da un anno sposata con uno spagnolo, entrerei di diritto alla cittadinanza spagnola.

Eppure non ce la faccio a rinunciare alle mie radici.

E ancora di più in questi mesi.

Voglio votare in Spagna, ma voglio votare di più in Italia, paradossalmente, eppure è così.

Visto quello che succede, chissà che sarebbe da prendere la palla al balzo e tagliar definitivamente qualunque legame legale e sentimentale con un Paese dove pur essendoci nata e pur avendo genetica italica evidentemente non sono né ben vista né ben accetta.

Dovrei essere contenta di avere questa possibilità e godermi la cittadinanza spagnola, eliminando le limitazioni che essere italiana mi dà, accettare il fatto di dover promettere fiducia a un Re, e allineare i miei doveri di cittadina (tipo pagare le tasse) con i miei diritti (scegliere come spendere sti soldi) .

Rinunciare alla cittadinanza è un atto formale e irreversibile. È qualcosa che mi suona un po’a colonialismo che la Spagna ancora oggi chieda questo atto di fedeltà, pur sapendo perfettamente che niente e nessuno potrà cancellare la mia italianità nella lingua, i gesti, le espressioni per cui ci riconoscono in Tutto. Il. Mondo!

Ma quello che davvero mi trattiene è che la mia nazionalità è l’unica cosa che mi dà il diritto di parlare dell’Italia, bene o male, nonostante mi dicano che per il solo fatto di essermene andata già lo avrei perso, ma proprio per l’aria che tira io sento il bisogno sempre più di dimostrare agli italiani che ci siamo anche noi.

Non so se un giorno verranno mai fatte statistiche ufficiali di italiani birazziali o di seconde generazioni, ma io dovrò esserci in quei numeri.

Esisto da 35 anni e non posso, puf, sparire nel nulla.

Dobbiamo essere più visibili e poco importa oggi se questa mia scelta mi priva di molti diritti nel Paese in cui vivo, mi obbliga a relazioni non certo facili con il mio Consolato di Barcellona, a tenermi aggiornata per votare, rosicando perché invece qua no, ma tutte ste beghe valgono la pena.

Milano,1982
Milano, 1982

Resto Italiana.

Alla facciazza di chi me lo nega e che neri italiani non esistono.

2 commenti

  1. Sulle scelte personali non metto becco, ma personalmente alla domanda “tutte queste beghe ne valgono la pena?” la mia risposta e idea è che quando c’è in ballo un diritto, qualsiasi cosa ne vale la pena! Un grosso bacio e abbraccio!
    P.s
    Oddio, la foto di te da bebè è la dolcezza *.*

    Mi piace

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